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Full text of "La Gioconda; melodramma in quattro atti"

Deposto a norma da i trattati mterw,or»// - fropnetà per tutù/ 7 paes,. 
Tutti Mdripnc/M.o 'esecuzione, rappresentinone, di traditone e tr tesecene sono me»*» 

(PRINTED IN ITALY) 



LA GIOCONDA 

MELODRAMMA IN QUATTRO ATTI 



DI 



TOBIA GORRIO 



MUSICA DI 



A. PONCHIELLI 



Proprietà degli Editori per tutti i paesi. — Deposto a norma dei trattati internazionali. 
Tutti i diritti di esecuzione, 
rappresentazione, riproduzione, traduzione e trascrizione sono riservati. 




«5£ 



R. STABILIMENTO TITO DI GIO. RICORDI E FRANCESCO LUCCA 

D I 

G. RICORDI & C. 

EDITORI-STAMPATORI 
MILANO — ROMA — NAPOLI — PALERMO — PARIGI — LONDRA 



(PRIRTKD IN ITAIxY) 



Deposto a norma dei trattati internazionali. 
Proprietà degli Editori per tutti i paesi. 
Tutti i diritti d'esecuzione, rappresentazione, riproduzione, traduzione 
e trascrizione sono riservati. 



G. RICORDI & C. , editori di musica in Milano , hanno acquistato la 
proprietà esclusiva del diritto di stampa e vendita del presente melodramma, 
e a termini della legge sui diritti d'autore, diffidano qualsiasi editore o 
libraio , o rivenditore , di astenersi tanto dal ristampare il melodramma 
stesso , sia nella sua integrità , sia in forma di riassunto o di descri- 
zione , ecc. , quanto dal' vendere copie di edizioni comunque contraffatte 
riservandosi ogni più lata anione a tutela della loro proprietà. 



PERSONAGGI 



LA GIOCONDA, cantatrice . ... . . 


Soprano 


LAURA ADORNO, genovese, moglie di 


Mezzo-Soprano 


ALVISE BADOERO, un dei capi della 






Basso 


LA CIECA, madre della Gioconda . 


Contralto 


ENZO GRIM ALDO, Principe genovese . 


Tenore 


BARNABA, cantastorie 


Baritono 


ZUANE, regatante j 


Basso 


UN CANTORE \ 




Tenore 


UN PILOTA 


Basso 


CORI 





Barnabotti — Arsenalotti — Senatori — Pregadi 
Gentiluomini — Gentildonne — Maschere (arlecchini, pantaloni, bautte 
Popolo — Marinai — - Mozzi — Monaci de' Frari 
Cavalieri della compagnia della calza — Cantori. 

COMPARSE 

Mazzieri — Scudieri — Scherani — Trombettieri — Dalmati 
Mori — Il Cancellier grande — Un regatante 
Il Consiglio dei Dieci — Sei Caudatari 
Un Nostromo — Un Mastro delle vele — Un servo moro — Il Doge 
Danze. Atto I, La Furlana. — Atto III, La Danza delle Ore. 

Venezia, Secolo XVII. 



jj^F" La preghiera a pagina 37 non si eseguisce. 




ATTO PRIMO 



La bocca dei Leoni. 

Il cortile del Palazzo Ducale parato a festa. Nel fondo la Scala dei Giganti e il Portico 
della Carta colla porta che adduce nell'interno della chiesa di S. Marco. A sinistra lo 
scrittoio d'uno scrivano pubblico. 

Sopra una parete del cortile si vedrà una fra le storiche bocche dei leoni colla seguente 
scritta incisa sul marmo a caretteri neri : 

DENONTIE SECRETE PER VIA 
D' INQVISITIONE CONTRA CADA 
VNA PERSONA CON L' IMPVNITÀ 
SEGRETEZA ET BENEFITII 
GIVSTO ALLE LEGI. 

E uno splendido meriggio di primavera. La scena è ingombra di popolo festante. Baknabotti, 
Arsenalotti, Marinai, maschere d'ogni sorta, Arlecchini, Pantaloni, Bautte, e in 
mezzo a questa turba vivace alcuni Dalmati ed alcuni Mori. BARNABA, addossato ad 
una colonna, sta osservando il popolo ; ha una piccola chitarra ad armacollo. 

SCENA PRIMA. 



Marinai, Popolo e Barnaba, 

Coro di Marinai e Popolo 

iESTE e pane ! la Repubblica 
Domerà le schiatte umane 
Finche avran le ciurme e i popoli 
Feste e pane. 




_ 6 — 



L'allegria disarma i fulmini 
Ed infrange le ritorte. 
Noi cantiam ! chi canta è libero 
Noi ridiam ! chi ride è forte. 
Quel sereno Iddio lo vuol 
Che allegrò questa laguna 
Coli'argento della luna 
E la porpora del sol. 

(campane a distesa, squilli di trombe) 

Feste e pane ! a gioia suonano 
Di San Marco le campane. 
Viva il Doge e la Repubblica ! 

Feste e pane ! 
Barnaba 

(si muove dal posto. Dominando il frastuono festosamente) 

Compari! già le trombe 
V'annuncian la regata. 

Marinai 

(correndo a sinistra) 

Alla regata ! 
Popolo 

Alla regata ! 

(gridando e saltando, il popolo esce dal cortile. Il tumulto s'allontana) 

SCENA II. 

Barnaba solo. 

(accennando gli spiragli delle prigioni sotterranee) 

E danzan su lor tombe ! 
E la morte li guata ! 

(cupamente) 

E mentre s'erge il ceppo o la cuccagna, 
Fra due colonne tesse la sua ragna, 
Barnaba, il cantastorie ; e le sue file 

(guarda e tocca la sua chitarra) 

Sono le corde di questo apparecchio. 

Con lavorìo sottile 

E di mano e d'orecchio 

Colgo i tafàni al volo 



— 7 — 



Per conto dello Stato. E mai non falla 

L'udito mio. Coglier potessi solo 

Per le mie brame e tosto 

Una certa vaghissima farfalla!... 

SCENA III. 

La Gioconda colla Cieca , entrando da aestra, e detto. 
La vecchia ha il volto coperto fin sotto gli occhi da un povero zendado. 

Gioconda 

(conducendo per mano la madre e avviandosi alla chiesa lentamente) 

Madre adorata, vieni. 

Barnaba 

(scorge la Gioconda e si ritrae accanto alla colonna) 

(Eccola ! al posto). 
La Cieca 

Figlia, che reggi il tremulo 
Piè che all'avel già piega, 
Beata è questa tenebra 
Che alla tua man mi lega. 

Tu canti agli uomini 
Le tue canzoni, 
Io canto agli angeli 
Le mie orazioni, 
Benedicendo 
L'ora e il destili, 
E sorridendo 
Sul mio cammin. 

» Io per la tua bell'anima 
» Prego chinata al suol, 
» E tu per me coi vividi 
» Sguardi contempli il sol. 

Gioconda 
Vien ! per securo tramite 
Da me tu sei guidata. 
Vien ! ricomincia il placido 
Corso la tua giornata. 



— 8 — 



Tu canti agli angeli 
Le tue orazioni, 
Io canto agli uomini 
Le mie canzoni, 
Benedicendo 
L'ora e il destin, 
E sorridendo 
Sul mio cammin. 

» Ed io pel tuo dimane 

» A te guadagno il pane; 

» Tu col pregar fedel 

o A me guadagni il ciel. 

Barnaba 

(in disparte) 

(Sovr'essa stendere 
La man grifagna! 
Amarla e coglierla 
Nella mia ragna ! 
Terribil estasi 
Dell'alma mia ! 
Sta in guardia ! l'agile 
Farfalla spia !) 

Gioconda 

L'ora non giunse ancor del vespro santo; 
Qui ti riposa appiè del tempio ; intanto 
Io vado a rintracciar l'angelo mio. 

Barnaba 

(Derision !) 

Gioconda 
Torno con Enzo. 

La Cieca 

Iddio 

Ti benedica. 

Gioconda 
Taciturna ed erma 
Pace qui spira. 

La Cieca 

(estrae da tasca un rosario) 

Addio, figliuola. 



Barnaba 

(sbucando e sbarrando hi via a Gioconda, che fa per escire da destra 

Ferma. 

Gioconda 

Che ? 

Barnaba 

Un uom che t'ama, e che la via ti sbarrs 

Gioconda 
Al diavol vanne colla tua chitarra! 

(vivacemente) 

Già l'altra volta tei dissi : funesta 

Me la tua faccia da mistero, per andarsene) 

Barnaba 

(trattenendola e ironicamente) 

Resta. 

Enzo attender potrà. 

Gioconda 

Va, ti disprezzo. 
Barnaba 

(incalzando) 

Ancor m'ascolterai. 

Gioconda 
Mi fai ribrezzo ! 

Barnaba 

Resta... t'adoro, o vaga creatura. 

Gioconda 

Vanne ! 

Barnaba 

Non fuggirai ! (slanciandosi su essa) 

Gioconda 
Mi fai paura! 

Ah ! ! (fugge) 

La Cieca 

(alzandosi spaventata) 

Qual grido! mia figlia! Aita! aita! 
La voce sua! 



— IO — 



Barnaba 
(La farfalla è sparita...) 
La Cieca 

(brancolando) 

Figliuola ! o raggio della mia pupilla, 
Dove sei ? dove sei ? 

Barnaba 

(ridendo) 

(La Cieca strilla ; 

Lasciamola strillar.) 

La Cieca 

(lentamente e protendendo le palme ritorna a sedersi sui gradini) 

Tenèbre orrende ! 
Barnaba 

(osservandola pensieroso) 

(Pur quella larva che la man protende, 
Potrebbe agevolar la meta mia... 
Se la madre è in mia man... 

La Cieca 

(rigirando con fervore le ave marie del suo rosario) 

Ave Maria.., 

Barnaba 

(sempre meditando) 

Tengo il cor della figlia incatenato... 

La Cieca 

Ave Maria... 

Barnaba 

...con laccio inesorato. 
L'angiol m'aiuti dell'amor materno, 
E la Gioconda è mia! Giuro all'Averno !) 



— II — 
SCENA IV. 

Barnaba, La Cieca, Isèpo, Zuàne, Coro. Indi sei sgherri. La Gio- 
conda, Enzo, più tardi Laura, Alvise. // Popolo porta in trionfo il 
VINCITORE DELLA REGATA, il quale tien alto il pallio verde (la bandiera 
del premio ). — Donne, Marinai, Fanciulli con fiori e ghirlande, Zuàne 
triste in disparte. 

Arsenalotti 

(al vincitore) 

Polso di cerro ! 

Barnabotti 

fidem) 

Occhio di lince ! 

Arsenalotti 

Remo di ferro! 

Donne 

Gagliardo cor! 

Tutti 

Gloria a chi vince 
Il pallio verde! 

Donne 

(guardando Zuàne) 

Beffe a chi perde ! 

Tutti 

Lieta brigata, 
Per lieto calle 
Portiamo a spalle 
Il vincitor 
Della regata, 
Fra canti e fior. 
Gli sguardi avvince, 
I flutti ei sperde! 
Gloria a chi vince! 
Beffe a chi perde ! 

quasi tutti affluiscono verso la Scala dei Giganti, ove depongono il vincitore) 



12 — 



Barnaba 

(che già da qualche tempo avrò osservato Zuàne, lo arresta) 

(Questi è l'uomo eh' io cerco. Non m' inganno). 
Patron Zuàne, hai faccia da malanno. 
Si direbbe davver che alla regata 
Non hai fatto bandiera. 

Zuane 
T' inforchi Satanasso ! 

Barnaba 
E se la vera 
Cagione io ti dicessi del tuo danno? 

Zuane 

Lo so, la prora ho greve ed arrembata. 
Barnaba 

Baje ! 

Zuane 
E che dunque? 

Barnaba 

(con mistero; 

(T'avvicina. — O lasso ! 

(sottovoce) 

Hai la barca stregata. 

Zuane 

, inorridito) 

Vergine santa ! 

Barnaba 
Una malìa bieca 
Sta sul tuo capo. Osserva quella cieca...) 

Coro 

(accanto alla Scala dei Giganti) 

Arsenalotti 

Dadi e barn bara ! 
Cuccagne e corse ! 

Barn a botti 
Giuochiamo a zara 
Le nostre borse ! 



). 



Tutti 

Tentiam la mobile 
Fortuna a gara. 
Giuochiamo a zara. 

estraggono dei dadi, molti si siedono sui gradini, e intavolano un giù* co di zara 

Barnaba 

(continuando e sempre facendo fissare la Cieca a Zuàne) 

(La vidi stamani gittar sul tuo legno 
Un segno maliardo, un magico segno. 

Zuane 

Orror ! 

Barnaba 

La tua barca sarà la tua bara. 
Sta in guardia, fratello !) 

Arsenalotti 

Sei! 
Barnabotti 

Cinque ! 
Arsenalotti 



Tutti 
La Cieca 

(pregando) 



Tre! 

Zara ! 



Tur vis eburnea... 
Mistica rosa... 

Barnaba 

(a Zuàne) 

La vidi tre volte scagliar su tuoi remi 
Parole tremende - lugubri anatèmi. 

Zuane e ìsèpo 

(Isèpo sarà mosso verso Barnaba e ascolterà curioso) 

Gran Dio ! 

Barnaba 

La tua barca sarà la tua bara. 
Sta in guardia, fratello... 



— 14 — 



Arsenalotti 

Sette ! 
Barnabotti 

Otto! 

Arsenalotti 

Tre! 

Tutti 

Zara ! 

La Cieca 

(come sopra) 

Tur vis Davidica. . . 
Mater gloriosa... 

Barnaba 

(come sopra) 

Suo covo è un tugurio - laggiù alla Giudeca, 
Tien sempre quell'orrido zendado, ed è cieca... 
Ha vuote le occhiaie - ma pure (e chi il crede?!) 
La Cieca ci guarda - la Cieca ci vede! 

4 Marinai 

(che si saranno aggiunti al gruppo) 

Ci vede ! 

Isèpo 
Oh spavento ! 

3 Arsenalotti 

• (aggiunti anch'essi al gruppo) 

Che avvenne ? 
Zuane 

Oh maliarda ! 

4 Barnabotti 
Che avvenne? che mormori?... 

Barnaba, Zuane, Isèpo 

La Cieca ci guarda ! 

(il gruppo si fa sempre più numeroso) 

Coro 

Addosso ! accoppiamola ! 



IsÈPO 

Coraggio... 

ZUANE 

(per avventarsi alla Cieca, poi retrocede) 

Ho paura... 

Barnaba 

Badate, può cogliervi la sua jettatura. 

Coro 

Al rogo l'eretica ! 

Zuane 

Davver, più l'addocchio, 
Più j rai le balenano. 

Barnaba 

(ridendo) 

La Cieca ha il mal occhio. 
Coro 

Ah ! ah ! qual facezia ! 

Zuane 

ad Isèpo che si sarà avvicinato pianamente alla Cieca, che gira sempre il rosario) 

Che brontola ? 
Isèpo 

Prega. 

I. a PARTE DEL CORO 

Addosso alla strega! 

2. a PARTE 
(si scagliano sulla Cieca) 

Addosso alla strega ! 

Barnaba 
(Già l'aure s'annuvolano, 
Già i nembi s'accumulano. 
Ah ! ah ! greggie umana ! 
Scagliato ho il mio ciottolo, 
Or fuggo la frana!) 

La Cieca 

(afferrata dal popolo e trascinata in mezzo al palco) 

Aiuto ! 



— i6 — 



Coro 

Mandràgora ! 

La Cieca 

Ah ! chi mi trascina ! 

Son cieca ! 

Donne 

Vediamola salir la berlina l 
Uomini 

Ai piombi! 

La Cieca 
Soccorso ! soccorso ! 
Donne 

Ai marrani ! 

Uomini 

Ai pozzi! 

Donne 
Fra Todero e Marco! 
Barnaba 

(ad una pattuglia di sgherri in disparte) 

Sgherrani, 

Sia tratta nel carcere. 

Uomini 

Al rogo! 
Donne 

Alla pira! 

Tutti 

(sghignazzando) 

Ah! ah! 

La Cieca 
Santa Vergine! 

Donne 

Martira ! 
Tutti 

Martira ! 

Barnaba 

(Ho in man la mia vittima, ho in man due destini). 



— i7 — 



Tutti 

A morte la strega ! 

Gioconda 

(rientrando e slanciandosi) 

Mia madre ! 
Enzo 

(vestito da marinaio dalmate», rompendo la calca con uno scoppio d'ira) 

Assassini ! ! 

Assassini! quel crin venerando 
Rispettate ! o eh' io snudo il mio brando. 
Contro un' egra rejetta dal sole 
Generosa è la vostra tenzon ! 
Vituperio ! è cresciuta una prole 
Di codardi all'alato leon ! 

Coro 

Iddio vuol ciò che il popolo vuole ; 
No, la strega non merta perdon." 

La Cieca 

Ah ! su me si scatena V averno ! 

Gioconda 

Niun mi tolga all'amplesso materno!! 
La Cieca 

Figlia... 

Coro 

A morte ! 

Enzo 

(con impeto fa per togliere i ceppi alla Cieca, ma è impedito dal popolo) 

Quel ceppo la strazia. 

Sciolta sia. 

Coro 

La vogliam giudicare. 

Spenta sia ! 

Enzo 

(correndo all'ingresso della riva furiosamente ed esce) 

Su, fratelli del mare ! 

Alla lotta! 



— 18 — 



Coro 
Al patibolo ! 

(intanto sull'alto della scala saranno appaisi Alvise e Laura, che avranno assistito al tumulto) 

Laura 

(dall'alto della scala, scendendo. Il lembo della sua veste sarà sostenuto da due paggi. Ha 
una maschera di velluto nero sul volto) 

Grazia ! 



SCENA V. 



La Cieca, Gioconda, Alvise, Laura, Barnaba 
Coko, poi Enzo. 

Alvise 

(alteramente e con gravità) 

Ribellion ! che ? la plebe or qui si arroga 
Fra le ducali mure 
I dritti della toga 
E della scure ? 

^movimento di rispetto nella folla) 

Parla, o captiva ! 

Perchè stai china là fra quelle squadre ? 
Coro 

È una strega ! 

Gioconda 
È mia madre ! 
Laura 

(la Cieca alza la testa) 

È cieca ! o mio signor ! fa eh' essa viva ! 
Alvise 

(freddamente a Barnaba) 

Barnaba ! è rea costei ? 

Barnaba 

(assai sottovoce all'orecchio d'Alvise) 

Di malefìzio. 



) 



Gioconda 

(a Barnaba) 

T'ho udito !... menti ! 

Alvise 

Sia tratta in giudizio. 
Gioconda 

(gettasi ai piedi di Alvise) 

Pietà... ch'io parli attendete... ora infrango 

Il gel che m'impietrava... e sgorga Tonda 

Del cor... Costei della mia infanzia bionda 

L'angelo fu... Sempre ho sorriso... or piango. 

Mi chiaman... la Gioconda. 

Viviam cantando ed io 

Canto a chi vuol le mie liete canzoni, 

Ed essa canta a Dio 

Le sue sante orazioni... 

Enzo 

(che sarà ritornato da qualche tempo seguito dai marinai dalmati) 

Salviamo 1' innocente. 

Laura 

(scorgendo Enzo) 

(Qual volto!) 

Gioconda 

(alzandosi e trattenendo Enzo) 

Ah! no! ti ferma! Quel possente 

La salverà ! 

Barnaba 

(Osservando Laura, poi Enzo) 

(Come lo guarda fiso!) 
Laura 

(ad Alvise in disparte) 

)) (Concedi, o mio signor, se non ti duole, 
» Ch'io mi levi la maschera dal viso. 

Alvise 

» No, madonna, nemmen l'occhio del sole 
» Non dee mirarti.) 



Gioconda 

(ad Alvise) 

Dalle tue parole 

La vita attendo. 

Barnaba 

(ad Alvise sottovoce) 

(È una strega, il nefario 
Suo silenzio tei dica.) 

Laura 

Essa ha un rosario l 
No, l'inferno non è con quella pia. 

Enzo 

(Qual voce!) 

Barnaba 

Muoia! 

Laura 

(ad Alvise supplichevole) 

La salva ! ! 

Alvise 
E salva sia. 

Barnaba 

(Furore !!) 

Gioconda 

Gioia !! 

La Cieca 

(liberata da Laura che l'allontana dagli Sgherri) 

Voce di donna o d'angelo 
Le mie catene ha sciolto ; 
Mi vietan le mie tenebre 
Di quella santa il volto, 
Pure da me non partasi 
Senza un pietoso don : 

(si toglie il rosario dalla cintola) 

A te questo rosario 
Che le preghiere aduna. 
Io te lo porgo, accettalo, 
Ti porterà fortuna; 
Sulla tua testa vigili 
La mia benedizion. 



2 I 



. Alvise 

(a Barnaba rapidamente mentre canta la Cieca) 

(Barnaba ! 

Barnaba 
Mio padron. 

Alvise 
Facesti buona caccia 
Quest'oggi ? 

Barnaba 
Sulla traccia 
Cammino d'un leon). 

Laura ed Knzo 

Ascolti il detto pio 
L'onnipossente Iddio ! 

Gioconda 

madre mia, ti guarda 
Un angelo fedel. 

Coro 

Protegge la vegliarda 
Visibilmente il cieli 

(Laura s' avvicina alla Cieca e prende il rosario, la Cieca stende le mani come per 
benedirla, Laura fa per inginocchiarsi, Alvise vede e afferra il braccio di Laura, sfor- 
zandola a rialzarsi.) 

Alvise 

(a Laura) 

Che fai? vaneggi? 

(gettando una borsa a Gioconda) 

Bella cantatrice, 

Quest'oro a te. 

Gioconda 

(raccoglie e s'inchina) 

Sia grazia a voi, Messere. 

(a Laura) 

Acciò ch'io l'abbia nelle mie preghiere 
Dimmi il tuo nome, o ignota salvatrice. 



— 22 — 



Laura 

(guardando Enzo) 

Laura. 

Enzo 

(colpito) 

(È dessa !) 

Alvise 

(a Laura assorta) 

Ti scuoti ! al tempio andiamo! 
Gioconda 

Madre ! — Enzo adorato ! Ah ! come t'amo ! 

(Tutti si dirigono al tempio. Alvise e Laura primi, i due paggi dopo, - indi tutto il Coro, 
e Gioconda fra la madre ed Enzo. Giunto alla porta della chiesa, Enzo s'arresta, e ri- 
mane indietro assorto profondamente ne'suoi pensieri. Barnaba lo sta fissando. La 
scena si vuota) 



SCENA VI. 



Enzo c Barnaba 

Barnaba 

(avvicinandosi ad Enzo) 

Enzo Grimaldo, Principe di Santafìor, che pensi ? 
Enzo 

(Scoperto son.) 

Barnaba 

Qual magico stupor t'invade i sensi ? 
Pensi a Madonna Laura d'Alvise Badoèro. 
Enzo 

(scosso) 

Chi sei ? 



— 23 — 



Barnaba 

So tutto : e penetro in fondo al tuo pensiero. 
Avesti culla in Genova... 

Enzo 

Prence non son , sui flutti 
Guido un vascel, son dalmato : Enzo Giordan... 

Barnaba 

Per tutti 

Ma non per me. Venezia t'ha proscritto, ma un forte 
Disio qui ancor ti trasse ad affrontar la morte. 
Amasti un dì una vergine - là, sul tuo mar beato, 
A estranio imene vittima - la condannava il fato. 

Enzo 

Giurai fede a Gioconda. 

Barnaba 

(sorridendo) 

La cantatrice errante 
Ami come sorella, e Laura come amante. 
Già disperavi in terra di riveder quel volto, 
E l'amor di Gioconda hai per pietà raccolto , 
Ed or, sotto la maschera l'angelo tuo t'apparve... 
Ti riconobbe... 

Enzo 
(Oh giubilo!) 

Barnaba 

L'amor passa le larve. 
Sulla sua sposa vigila con cuor geloso, il tetro 
Inquisitor, nell'aurea prigione io sol penètro, 
E spesso fra le lagrime io la sorpresi, e muto 
Lo sguardo suo mestissimo al ciel chiedeva aiuto. 
Badoèr questa notte - veglia al dogale ostello 
Col gran Consiglio. Laura sarà sul tuo vascello. 

Enzo 

Dio di pietà ! 

Barnaba 

Le angosce dell'amor tuo soccorro. 



— 2 4 — 



Enzo 

(O grido di quest'anima, scoppia dal gonfio core ! 
Ho ritrovato l'angelo del mio celeste amore ) 
Ma alfin chi sei ? mio lugubre benefattor ? 
Barnaba 

T'abborro. 

(npre il suo mantello e la giubba e mostra sul giustacuore queste lettere in argento C. X.) 

Sono il possente dèmone del Consiglio dei Dieci. 
Leggi. 

Enzo 

Infamia. 

Barnaba 

Al supplizio trarti potea, noi feci. 
Gioconda amo, essa m'odia... giurai schiantarle il cor. 
Enzo morto era poco - ti volli traditor. 

Enzo 

» O sàtana furente, lordo di sangue e fiel, 
» Coll'ira tua demente tu m'hai scagliato in ciel. 
(Gran Dio! la togli all'orrida condanna di dolor, 
L'idolatrata Laura a me ridona ancor.) 

Barnaba 

Va : corri al tuo desio : spiega le vele in mar, 
Tutto il trionfo mio negli occhi tuoi m'appar. 
Ebbene? 

Enzo 

A notte bruna sul brigantino aspetto 

Laura. 

Barnaba 

(inchinandosi e sogghignando) 

Buona fortuna ! 

Enzo 

(sul limitare della scena) 

E tu sia maledetto ! 

(esce) 



— 25 — 



SCENA VII. 



Barnaba, poscia Isèpo 
indi per un istante La Gioconda e La Cieca. 

Barnaba 

Maledici? sta ben... l'amor t'accieca. 
Com piani l'opra bieca, 
L'idolo di Gioconda sia distrutto... 
S'annienti tutto. 

iva nel fondo, apre una porta accanto le prigioni) 

Isèpo ! 

Isèpo 

(escendo) 

Padron Barnaba... 

Barnaba 

Scrivano, 

L'anima m'hai venduto e la cotenna 
Fin che tu vivi ; 

(lo conduce al banco) 

Io son la mano 
E tu la penna. 
Scrivi. 

(dettando) 

Al Capo occulto deW Inquisizione. 

(Isepo scrive. Intanto alla porta del tempio appariscono Gioconda e la Cieca 

Gioconda 

(Ti nascondi, c'è Barnaba.) 

(alla madre ritraendola e sta spiando nascosta dal pilastro) 

Barnaba 

La tua sposa con Enzo il Marinar 
Gioconda 

(Oh ciel!) 



— 26 — 



Barnaba 

Sta notte in mar 
Ti fuggirà sul brigantino dalmato. 

Gioconda 

Ah ! 

(disperatamente e scompare in chiesa) 

Barnaba 

Più sotto : La bocca del Leone. 
Qua, porgi, taci, vanne. 

(prende il foglio, Isèpo esce). 



SCENA VITI. 



Barnaba solo 

(col piego in mano contemplando la scena) 

O monumento! 
Regia e bolgia dogale! Atro portento! 
Gloria di questa e delle età future ; 
Ergi fra due torture 
Il porfido cruento. 

Tua base i pozzi, tuo fastigio i piombi, 
Sulla tua fronte il volo dei palombi, 
I marmi e l'or. 

Gioia tu alterni e orror con vece occulta, 

Quivi un popolo esulta, 

Quivi un popolo muor. 

Là il Doge, un muto scheletro 

Coll'acidaro in testa, 

Sovr'esso il Gran Consiglio, 

La Signoria funesta ; 

Sovra la Signoria 

Più possente di tutti, un re : la spia. 



- v — 



O monumento ! Apri le tue làtèbre, 

(vicino alla bocca del leonej 

Spalanca la tua fauce di tenèbre, 
S'anco il sangue giungesse a soffocarla! 
Io son l'orecchio e tu la bocca: Parla ! 

(getta il piego nella bocca del leone ed esce) 



SCENA IX. 



Entra nel cortile una Mascherata; la segue il fofolo cantando e danzando 
Poscia un Barnabotto, Gioconda e La Cieca 

Coro e Danza 

Viva il Doge e la Repubblica ! 
La baldoria e il carnevale ! 
Baccanale ! Baccanale ! ! 
Gaia turba popolana 
Su! correte al torneamento! 
Su ! danzate la furlana ! 
Chiome al sol ! zendadi al vento ! 
Fate un chiasso da demóni 
Colle palme e coi talloni ! 
Tuoni il portico ducale 
Sovra il pazzo baccanale! 

(si odono alcuni tocchi di campana) 
VOCI INTERNE 
(dalla chiesa) 

Angelus Domini... 

(cessa la danza) 

Un Barnabotto 

(schiudendo la tenda che copre la porta della basilica) 

Tramonta il sol. 
Udite il canto 
Del vespro santo 
Prostrati al suol. 

(tutti si prostrano rivolti verso il fondo) 



— 28 — 



Gioconda e la Cieca attraversano la folla inginocchiata mentre dura l'orazione) 

Gioconda 

(son passo vacillante, lentissimo, appoggiandosi alla Cieca) 

Tradita!.,, Ahimè... soccombo... il fianco mio 

Vacilla... o madre... mi sorreggi. O Dio!! 

Cuore ! dono funesto ! 

Retaggio di dolor ! 

Il mio destino è questo : 

O Morte o Amor ! 

La Cieca 

Dimmi dov'è il tuo cor! la man vi gui-da... 

Ch'io lo posi sul mio! 

Vieni e tacciamo un sol di due dolor ! 

Gioconda 

(prendendo la mano della Cieca e portandoseli al cuore) 

Ah sì! la mano tua sovra il mio cor! 
Senti e comprendi, o madre, il mio dolor! 

(si slancia fra le braccia della Cieca) 

Voci interne 
A ? igei us Doni in i... 

La Folla 

(inginocchiata) 

Gloria al Signor 

E pace agli uomini ! 

(cala lentamente la tela) 



) 




ATTO SECONDO 



Il Rosario. 

Notte. — Un brigantino visto di fianco. — Sul davanti una riva deserta d' isola disabi- 
tata nelle acque di Fusina. Nell'estremo fondo il cielo in qualche parte stellato, e la la- 
guna ; a destra la luna tramonta dietro una nube. Sul davanti un altarino della Vergine 
con una lampada rossa accesa. _ HECATE, il nome del brigantino, sta scritto a prua. 
Alcune lanterne sul ponte. 

All'alzarsi della tela alcuni Marinai sono seduti sulla tolda, altri in piedi aggruppati ; tutti 
hanno un portavoce in mano ; molti Mozzi sono arrampicati, o seduti, o sospesi alle sartie 
degli alberi e stanno cantando una marinaresca. 

SCENA PRIMA. 

MARINARESCA. 
Primi Marinai 

(a destra sul ponte, cantando attraverso il portavoce) 

a! He! Ha! He! 
Fissa il timone ! 

Secondi Marinai 

(a sinistra col portavoce) 

Fissa ! 

Ha! He! Ha! He! 
Issa artimone! 

Primi Marinai 
Issa ! 
La ciurma ov'è ? 

Primi e Secondi Marinai 
Ha! He! Ha! He! 




- 30 — 



Mozzi 

Ragazzi sulle antenne) 

Siam qui sui culmini, 
Siam sulla borda, 
Siam sulle tremule 
Scale di corda. 
Guardate gli agili 
Mozzi saltar ; 
Noi gli scoiattoli 
Siamo del mar. 

Marinai 

isotto la tolda, nel cassero) 

Siam nel fondo più profondo 
Della nave, della cala, 
Dove il vento furibondo 
Spreca i fischi e infrange l'ala. 
Siam nel fondo più profondo 
Della nave, della cala. 

Primi 'Marinai 

v sul ponte) 

Ha! Ho! Ha! Ho! 
Vele a babordo ! 

Secondi Marinai 
Issa ! 

Ha! Ho! Ha! Ho! 
Remi a tribordo! 

Primi Marinai 
Issa ! 

Il ciel tuonò! 

Ha! Ho! Ha! Ho! 

Mozzi 

(sulle antenna) 

In mezzo ai fulmini 
Della tempesta, 
Noi tra le nuvole 
Tuffiam la testa. 
Come sugli albeii 
D'una foresta, 
Osiam le pendule 
Sartie scalar. 
Noi gli scoiattoli 
Siamo del mar. 



— 31 — 



Marinai 

(sotto il ponte) 

Sotto prora, sotto poppa 
È una placida dimora, 
Qui vuotiam l'ardente coppa 
Del liquor che inganna l'ora. 
Sotto poppa, sotto prora. 

Mozzi 

(sulle antenne) 

Il mar mugghiante, 
Il ciel furente, 
Greco a Levante, 
Bora a Ponente, 
Scioni e turbini 
Sappiam sfidar. 
Noi gli scoiattoli 
Siamo del mar ! 



Una voce sola 

(di dentro) 

Pescator, affonda l'esca, 
E sia l'onda a te fedel, 
Lieta sera e buona pesca 
Ti promette il mare e il ciel. 

SCENA II. 

Coro, Barnaba, "sèpo. 

Barnaba è vestito da pescatore con una rete in mano. 

Il Pilota 

Chi va là? 

Barnaba 
La canzon ve lo dicea : 
Un pescator che attende la marea. 
Ho la barca laggiù nell'acqua bassa. 
È tempora domani, e si digiuna, 
(Per mia fortuna) 

La mensa magra il pescatore ingrassa. 



— 32 — 



Marinai 

(ridendo) 

Ha! Ha! 

Barnaba 

(ad Isèpo) 

(Siam salvi ! Han riso. Sono ottanta 
Fra marinari e mozzi. Han tre decine 
Di remi e nulla più ; due colubrine 
Di piccolo calibro. Or va, con quanta 
Lena ti resta, e disponi le scolte 
Colà dove le macchie son più folte. 
Io qui rimango a far l'ufficio mio. 
Vanne con Dio.) (isèpo esce) 

Barnaba 
Pescator, affonda l'esca 
E sia l'onda a te fedel, 
Lieta sera e buona pesca 
Ti promette il mare e il ciel. 
Va, tranquilla cantilena, 
Per l'azzurra immensità ; 
Questa notte una sirena 
Nella rete cascherà. 

Coro 

(ridendo) 

Ha! Ha! Ha! Ha! 
Questa notte una sirena 
Nella rete cascherà. 

Barnaba 

(tra sè) 

(Spia coi fulminei 

Tuoi sguardi accorti, 

E fra le tenebre 

Conta i tuoi morti. 

SI, da quest' isola 

Deserta e bruna 

Or deve sorgere 

La tua fortuna. 

Sta in guardia! e il rapido 

Sospetto svia, 

E ridi e vigila 

E canta e spia.) 



- 33 — 



(ripigliando la canzone) 

Pescator, propizio è il vento, 
Tenta il mare, o pescator. 
Là, fra l'alighe e l'argento, 
Guizzan pinne d'ambra e d'òr. 
Brilla Venere serena 
In un ciel di voluttà. 
Una fulgida sirena 
Nella rete cascherà. 

Coro 

(ripete ridando) 

Ha! Ha! Ha! Ha! 
Una fulgida sirena 
Nella rete cascherà. 

(Barnaba esce all'entrare di Enzo) 

SCENA III. 

Enzo, MARINAI e Mozzi. Il Nostromo, il Maestro delle vele, il Pilota. 

Hnzo 

(esce da sotto-coperta con una lanterna in mano, avanzandosi gaiamente) 
(alla ciurma) 

Sia gloria ai canti 
Dei naviganti ! 
Questa notte si salpa! 

Marinai 

Evviva il nostro 

Principe e capitan ! 

Enzo 

(esplorando il cielo) 

Soffia grecale, 
Vento buono per noi... nella carena 

(al Nostromo) 

Tu, Nostromo, raccogli la gomèna. 
Tu, Mastro delle vele, affiggi al rostro 
Del brigantino il dalmato segnale 
Che ci protesse in molte aspre fortune, 
E al maggior pino inalbera il fanale. 



— 34 — 



(ai Mozzi) 

Voi siate pronti a distaccar la fune 

D'amarra a un cenno mio. - « Quest'erme dune 

» Più non vedremo all'ora mattutina. 

» Nocchier, l'abbrivio è verso Palestrina. 

(alcuni uomini della ciurma eseguiscono gli ordini di Enzo ; mentre gli altri rican- 
tano la Marinaresca) 

Enzo 

(a tutti) 

Ed or scendete a riposarvi. Io vigilo 
Solo sul ponte le inimiche flotte. 

(guarda le stelle) 

È tardi. 

La Ciurma 
Buona guardia. 

Enzo 
Buona notte. 

(la ciurma scende sotto il ponte). 

SCENA IV. 

Enzo solo. 

(guardando il mare) 

Cielo e mar! - l'etereo velo 
Splende come un santo altare. 
L'angiol mio verrà dal cielo? ! 
L'angiol mio verrà dal mare ? ! 
Qui l'attendo, ardente spira 
Oggi il vento dell'amor. 
Quel mortai che vi sospira 
Vi conquide, o sogni d'ór ! 

Cielo e mar! - per l'aura fonda 
Non appar nè suol, nè monte, 
L'orizzonte bacia l'onda, 
L'onda bacia l'orizzonte ! 
Qui nell'ombra ov'io mi giacio 
Coll'anelito del cor, 
Vieni, o donna, vieni al bacio 
Della vita incantator. 



— 35 — 



(fissando il mare) 

Ah ! chi è là ? non è uno spetro 
Del pensier ! quella è una barca. 
Odo già de' remi il metro, 
Verso me volando varca... 

La voce di Barnaba 

(dietro il brigantino) 

Capitano ! a bordo ! 

Enzo 

(sciamando verso la direzione della voce di Barnab; 

Avanti ! ! 

(Dio ! sostieni ancor la piena 
Della gioia !) O naviganti, 
Costeggiate la carena ! 

(prende una fune e la getta al di là della spond.i) 

Qua la fune... aggrappa... annoda 
Le tue mani... un passo ancor... 
Non cadere! approda! approda!... 

SCENA V. 

Enzo, Laura. 

Laura 

(nelle braccia di Enzo) 

Enzo ! 

Enzo 

Laura! Amore! Amor! 

La voce di Barnaba 

(sinistramente, allontanandosi) 

Buona fortuna ! 

Laura 
Oh ! la sinistra voce ! 
Fuggiam ! f uggia m ! 

Enzo 

S'ei iu che ti salvò! 
Laura 

Pur sorridea d'un infernal sorriso! 



36 - 



Enzo 

È l'uomo che ci aperse il paradiso! 

Deh ! non turbare - con ree paure 
Di questo istante - le ebbrezze pure; 
D'amor soltanto - con me ragiona, 
È il cielo, o cara - che schiudi a me! 
Laura 

Ah ! del tuo bacio - nel dolce incanto 
Celeste gioia - diventa il pianto, 
A umano strazio - Dio non perdona, 
Se perdonato - amor non è ! 

Enzo 

Ma dimmi come, - angelo mio, 
Mi ravvisasti ? 

Laura 
- Nel marinar 
Enzo conobbi. - 

Enzo 
Al pari anch' io 
Te al primo suono - della parola... 

Laura 

Enzo adorato! - ma il tempo vola. 
All'erta! all'erta! - 

Enzo 

Deh! non tremar! 
Siamo in un' isola - tutta deserta, 
Tra mare e cielo. - tra cielo e mar ! 

Vedrem pur ora tramontar la luna... 
Quando sarà corcata, all'aura bruna 
Noi salperem ; cogli occhi al firmamento, 
Coi baci in fronte e colle vele al vento ! 

(la luna bassa si svolve dalle nuvole, il suo disco s'asconderà dietro il vascello) 

a 2 

Laggiù nelle nebbie remote, 
Laggiù nelle tenebre ignote, 
Sta il segno del nostro cammin. 



— 37 - 



Nell'onde, nell'ombre, nei venti, 
Fidenti, ridenti, fuggenti, 
Gittiamo la vita e il destin. 

La luna discende, discende 
Ricinta di roride bende, 
Siccome una sposa all'aitar. 
E asconde - la spenta - parvenza 
Neil' onde ; - con lenta - cadenza, 
La luna è discesa nel mar! 

Enzo 

(staccandosi) 

E il tuo nocchiere 

Or la fuga t' appresta. - O amata donna, 

Tu C|UÌ resta. (scende sotto il ponte) 

SCENA VI. 

Laura sola, poi Gioconda. 

Laura 

Ho il cuor pieno di preghiere. 
Quel lume! Ah! una Madonna! 

(Divanti all'immagine della Madonna orando con passione; mentre ch'essa prega, 
Gioconda mascherata escirà da un nascondiglio sotto prora, e s' avanzerà lenta) 

Stella del marinar! Vergine Santa, 
Tu mi difendi in quest'ora suprema, 
Tu vedi quanta passione e quanta 
Fede mi trasse a tale audacia estrema ! 
Sotto il tuo velo che i prostrati ammanta 
Ricovera costei che prega e trema, 
Scenda per questa fervida orazion 
Sul capo mio, Madonna del perdon, 
Una benedizion... 

SCENA VII. 

Gioconda e Laura 

Gioconda 
E un anatèma ! 



Laura 

(inorridita alzandosi) 

Ah ! chi sei ? 

Gioconda 
Chi son tu chiami ? 
Sono un'ombra che ti aspetta ! 
Il mio nome è la Vendetta. 
Amo l'uomo che tu ami. 

Laura 

Ciel ! 

Gioconda 

(accennando a prora) 

Là attesi e il tempo colsi 
Come belva nella tana, 
Ah! la forza sovrumana, 
Del furor m' invade i polsi ! 
Vuoi fuggir? d'amor ti struggi? 
Vuoi fuggir! lieta rivale?... 
Sì, l'antenna e il governale 
Pronti son, sta ben, va, fuggi! 

(ergendosi terribile) 

Laura 

Furia orrenda ! 

Gioconda 
Ah ! mi paventi ! 
Ed ardisci amar d'amore 
Quell'eroe ? 

Laura 
Sfido il tuo core, 

O rivai! 

Gioconda 

Bestemmi ! 

Laura 
Menti ! 

L'amo come il fulgor del creato! 
Come l'aura che avviva il respir ! 
Come il sogno celeste e beato 
Da cui venne il mio primo sospir. 



Gioconda 
Ed io l'amo siccome il leone 
Ama il sangue, ed il turbine il voi 
E la folgor le vette, e l'alcione 
Le voragini, e l'aquila il sol ! 

Laura 

Pel suo bacio soave disfido 
Della pallida morte l'orror ! 

Gioconda 

Pel suo bacio soave t'uccido, 

ghermendo un pugnale) 

Son più forte, più forte è il mio amor! 

(afterrandola) 

Il mio braccio t'afferra! 

Vien ch'io ti scorga in viso! a terra! a terra! 

Presso a quel lume,,, o i lagrimosi rai... 

Or più scampo non hai ! 

Questo pugnale... 

Ma no... tu avrai per sorte 

Un fulmin più fatale... 

In quella barca bruna... 

Laura 

O ciel ! 

Gioconda 
Là è il tuo consorte ! 

Laura 

Perduta io son ! 

Gioconda 
La morte 
Voga sulla laguna. 

Ecco ! oramai nè un nume nè un santuario 
Salvar ti può. 

Laura 

(alzando il rosario) 

M'aita ! 

Gioconda 
Ah ! quel rosario ! 
Esso è per te benedizione e schermo. 

(la trascina verso la riva) 



— 40 — 



Laura 

Che fai ? 

Gioconda 
Ti salvo! Olà, il mio palischermo! 

(appariscono due marinai con una barca) 

Fuggi!... a te... questa maschera ti asconda! 

(stacca la maschera e la pone sul volto a Laura) 

Laura 
Ma mi dirai chi sei ? 

Gioconda 
Son la Gioconda! 

(Gioconda spinge quasi a forza Laura nella barca che si allontana rapidamente. Gioconda 
scomparisce un istante dietro al brigantino, come per assicurarsi della fuga di Laura) 

Barnaba 

dalla riva, osservando i movimenti della barca che porta Laura c scorgendo in distanza 
la gondola d'Alvise) 

Maledizione! Ha preso il voi! Padroni 
Nel canal morto... là... forza di remi!... 

(scomparisce) 

Gioconda 

È salva! O madre mia, quanto mi costi!... 



SCENA Vili. 

Gioconda , Enzo. 

Enzo 

(scendendo dal ponte) 

Laura, Laura ! ove sei ? 

Gioconda 

(avanzandosi verso Enzo fieramente) 

Laura è scomparsa ! 
Enzo 

Gioconda ! o ciel ! che avvenne ? 

Gioconda 

Invano a' rei 
Baci sognati il tuo sospir la chiama... 



— 41 — 



Enzo 

Menti, menti, o crudel ! 

Gioconda 

No ! più non t'ama ! 

(trascinandolo verso la riva) 

Vedi là, nel canal morto, 
Un navil che forza il corso? 
Essa fugge ! il suo rimorso 
Fu più forte dell'amor ! 
Questo lido è a lei funesto, 
Chè la morte intorno sta... 
Essa fugge ed io qui resto!... 
Chi di noi più amato avrà? 

Enzo 

Taci! ahimè! da che t'ho scórto, 
Sospettai nefando agguato, 
Non mi dir d'avermi amato, 
Odio sol tu porti in cor! 
Ma al suo barbaro consorte 
L'angiol mio saprò strappar!... 

Là è la vita ! (slanciandosi verso la riva) 

Gioconda 
Là è la morte! 
Enzo 

Che di' tu? 

Gioconda 
Riguarda al mar ! 

Tu sei tradito ! Un infame, un crudele 
Al gran Consiglio il tuo nome svelò... 
Rompi gli indugi, - fa forza di vele, 
Il cielo ancora salvare ti può ! 

Enzo 

Taci ! è un insulto dei vili il consiglio, 
Dove è la morte, là impavido io sto ! 
Noto m'è il rombo del fiero naviglio, 
Fuga od arresa che sieno non so ! 

isi ode un colpo di cannone. — Alcuni marinai àe\Y Hècaie sbucano dal ponte, altri 
irrompono dalla scena, alcuni con fiaccole in mano) 



4 2 — 



Marinai 

Le galèe ! le galèe ! Salvi chi può ! 

Enzo 

(strappando la fiaccola ad uno dei marinai) 

Sin eh' io sia vivo, no ! 

Al nemico darem cenere e brage ! 

Incendio ! 

(dà fuoco all' Hècate. La nave arde) 

Tutti 

Incendio ! guerra ! morte ! strage ! 
Fuggiam ! fuggiam ! più speranza non v'ha ! 

Enzo 

(dalla tolda slanciandosi in mare) 

O Laura, addio ! 

Gioconda 

(dalla riva) 

E sempre Laura! oh almeno con te morir poss'io 

(la nave si sprofonda. Cade la tela). 




ATTO TERZO 



Cà d'Oro. 

Una cam ra nella Cà d'Oro. Sera ; lampada accesa. — Da un lato un'armatura antica. 

SCENA PRIMA. 

Alvise entrando in preda a violenta agitazione. 

ì ! morir ella de' ! Sul nome mio 
Scritta F infamia impunemente avrà? 
Chi un Badoer tradì 
Non può sperar pietà!... 
Se ier non la ghermì 
Neil' isola fatai questa mia mano, 
L'espì'azion non fia tremenda meno! 
Ieri un pugnai le avria squarciato il seno, 
Oggi... un ferro non è... sarà un veleno! 

(accennando alle sale contigue) 

Là turbini e farnetichi 
La gaia baraonda, 
Dell'agonia col gemito 
Qui l'orgia si confonda ! 
Ombre di mia prosapia 
Non arrossite ancor ! 
Tutto la morte vendica, 
Anche il tradito amor! 
Là del patrizio veneto 
Si compia il largo invito, 
Quivi il feral marito 
Provveda al proprio onor ! 
Fremete, o danze, o cantici !... 
È una infedel che muor! 




— 44 - 



SCENA II. 

Laura, Alvise. 

Laura 

(entra in ricca veste da ballo, con perle e gemme) 
(ad Alvise) 

Qui chiamata m' avete ? 

Alvise 

(con affettata cortesia) 

Pur che vi piaccia... 

Laura 
Mio signor... 
Alvise 

Sedete ! 

(siedono ai due lati di un ampio tavolo) 

Bella così, madonna, - io non v'ho mai veduta; 
Pur il sorriso è languido ; - perchè ristarvi muta ? 
Dite: un gentil mistero - v'è grave a me svelar, 
O un qualche velo nero - dovrò da me strappar ? 
Laura 

Dal vostro accento insolito - cruda ironia traspira, 

Il labro a grazia atteggiasi - e fuor ne scoppia l'ira... 

Mio nobile consorte, - non vi comprendo ancora! 

Alvise 

(concitato) 

Pur d' abbassar la maschera - madonna, è giunta l'ora. 

(alzandosi con violenza) 

Giunta è 1' ora ! - ad altr' uomo rivolto, 
Donna impura, è il tuo primo sospir... 

Laura 

Ad altr' uomo ? Che dite ? Che ascolto ! 

(fra sèj 

(Cielo! orrendo m'imponi martir.) 

Alvise 

Ieri quasi t'ho cólta in peccato, 
Pur potesti salvarti e fuggir... 
Col mio guanto t' ho oggi afferrato, 
Più non fuggi, - ti è d' uopo morir ! 

(la atterra violentemente. Laura getta un grido) 



— 45 — 



Laura 

(a* piedi di Alvise) 

Morir! è troppo orribile! 
Aver davanti il ciel... 
E scender nelle tenebre 
D'un desolato avel ! 
Senti ! di sangue tiepido 
In sen mi scorre un rivo... 
Perchè, se piango e vivo, 
Dirmi : tu dèi morir ? 
La morte è pena infame 
Anche a più gran fallir! 

Alvise 

Invan tu piangi - invan tu speri, 

Dio non ti può esaudir! 

In lui raccogli - i tuoi pensieri; 

Preparati a morir ! 

Un confessore ivi t'attende! 

Laura 

Ahimè ! 

Ove m'adduci ? 

Alvise 

(con forza sollevando la drapperia della camera attigua e indicando un catafalco. Si 
voùrà il riverbero dei ceri) 

Vieni ! 

Questo è il talamo tuo ! 

Laura 

(inorridita) 

Ah! orribil cosa! 
Serenata interna 

(sulla laguna) 

Ten va, serenata, 
Per l'aura serena, 
Ten va, cantilena, 
Per l'onda incantata. 
Udite le blande 
Canzoni vagar, 
Il remo ci scande 
Gli accordi sul mar. 

(entra Gioconda e s'appiatta in fondo. La serenata cessa per nn momento) 



Alvise 

(estraendo una fiala) 

Prendi questo velen ; e già che forte 
Tanto mi sembri ne' tuoi detti audaci, 
Con quelle labbra che succhiaro i baci, 
Suggi la morte. 

)) La tua condanna confido a te stessa ; 

» Non far che mal securo 

» Voler t'arresti la mano perplessa, 

» Non far che il mio pugnale ti percota 

» E insozzi i lari del tuo sangue impuro. 

Scampo non hai, 

Odi questa canzon ? Morir dovrai 
Pria ch'essa giunga ali r ultima sua nota. 

(esce) 

SCENA III. 

Laura e Gioconda. 

Gioconda 

(accorrendo verso Laura, afferra il veleno che Laura ha tra le 
nani e le porge un'ampolla) 

A me quel filtro! a te codesto! bevi! 
Laura 

Gioconda, qui ? 

Gioconda 
Previdi la tua sorte, 
Per salvarti mi armai, ti rassicura. 
Quel narcotico è tal, che della morte 
Finge il letargo... Angosciosi, brevi 
Sono gl'istanti... bevi... a me la cura 
Lascia dell'opra. - Or via ! ! 

Laura 

Mi fai paura ! 

Gioconda 
S'ei qui torna t'uccide. 

Laura 

Atra agonia ! 



Serenata interna. 



La gaia canzon 
Fa l'eco languir, 
E 1' ilare suon 
Si muta in sospir. 
Con vago miraggio 
Riflette la luna 
L'argenteo suo raggio 
Sull'ampia laguna 
E in quel si sublima 
Riverbero pio, 
Patetica rima 
Creata da Dio. 

Ten va, cantilena, 
Per l'aura serena, 
Ten va, serenata, 
Per l'onda incantata. 
Udite le blande 
Canzoni vagar. 
11 remo ci scande 
Gli accordi sul mar. 



— 47 — 



Gioconda 

Prega per te quaggiù la madre mia, 
Nell'oratorio, i miei fidi cantori 
Son presso... ascolta. 

Laura 

Orror ! ! 
Già la canzone muor! 

Gioconda 
Con essa muori ! 
La condanna t'è nota : 
Pria ctiessa giunga alV ultima sua nota... 
Laura 

Porgi ! ho bevuto. 

(prende la fiala dalle mani di Gioconda, poi scompare dietro 
le cortine della camera mortuaria) 

Gioconda 
La fiala a me ! oh gran Dio ! ! 

(travasa il veleno d'Alvise nella fiala del sonnifero e lascia l'am- 
polla del veleno vuota sul tavolo. Esce precipitosa). 



Ten va, serenata, 
Sull'onda incantata. 



Il canto è la vita, 
Di sogni si pasce, 
Ai sogni c' invita, 
Dai sogni rinasce, 
D'un'anima ignota 
È l'eco fedel. 
L'estrema sua nota 
Si perde nel ciel. 



SCENA IV. 

Alvise solo, mentre la cadenza della serenata è alle ultime sue note. 
Osserva V ampolla vuota sul involo. 

Alvise 

Tutto è compiuto!! 

Vuoto è il cristal. 

(entra nella cella funeraria, vi rimane un momento e torna in seena) 

Vola su lei la morte. 
La morte è il nulla e vecchia fola è il ciel ! 

(esce lentamente). 



— 4 S - 



SCENA V. 

Gioconda sola. 

(Gioconda ricomparisce dal lato opposto a quello donde è uscito Alvise. Si guarda in- 
torno, solleva la cortina della cella, poi, vistasi sola, esclama :) 

O madre mia, nell' isola fatale 
Frenai per te la sanguinaria brama 
Di rejetta rivai. Or più tremendo 
È il sacrifizio mio... 
Io la salvo per lui, per lui che l'ama ! 

(esce precipitosamente) 

SCENA VI. 

Sontuosissima sala attigua alla cella funeraria, splendidamente parata a festa. Ampio portone 
nel fondo a sinistra, un consimile a destra, ma questo tutto chiuso da una drapperia. — 
Una terza porta nella parete a sinistra. 

lintrano Cavalieri, Dame, Maschere. Alvise moverà loro incontro rice- 
vendo e complimentando chi entra. Il Faggio gli sta accanto Gioconda. 

Alvise 

Benvenuti messeri ! Andrea Sagredo ! 
Erizzo, Loredan ! Venier ! Chi vedo? 
Isèpo Barbarigo, a noi tornato 
Dalla pallida China ! e il ben amato 
Cugino mio Partecipazio ! O quanti 
Bei cavalieri!... Belle dame! Avanti, 
Avanti ! e voi, vispi cantori e maschere, 
Presto sciogliete le carole e i canti. 

Coro 

S' inneggi alla Cà d' Oro 
Che intreccia in rami d'ór 
Della virtù l'alloro 
Col mirto dell'amor. 

Alvise 

Grazie vi rendo per le vostre laudi, 
Cortesi amici. A più leggiadri gaudi 



— 49 — 



Ora v invito. Ecco una mascherata 

Di vaghe danzatrici. - Ognuna è ornata 

Di bellezza e fulgore 

E tutte in cerchio rappresentan l'ore. 

Incomincia la danza. 



DANZA DELLE ORE 

Le Ore del Mattino - del Giorno - della Sera - della Notte. 



SCENA VII. 

i precedenti, Barnaba, la Cieca, Enzo. 

Barnaba 

(trascinando la Cieca, che invano cerca svincolarsi dalle sue stretta 

Vieni ! 

La Cieca 
Lasciami! Ahimè! 

Coro e Alvise 

La Cieca ! 
Gioconda 

(accorrendo) 

O madre ! 

Alvise 

falla Cieca) 

Qui che fai tu ? 

Barnaba 
Nelle vietate stanze 
Io la sorpresi al maleficio intenta ! 

La Cieca 
Pregavo per chi muor ! 

Coro 

Per chi muor ? che di' tu ? 

(si odono i lenti rintocchi della campana degli agonizzanti) 

Qual suon funèbre ! 



— so — 



Enzo 

(a Barnaba) 

Un'agonia ! per chi ? 

Barnaba 

(sottovoce ad Enzo) 

Per Laura ! 
Enzo 

. Orror! 

Che più mi resta se quell'angiol muori 

Alvise 

(avanzandosi tra la folla atterrita e confusa) 

E che? la gioia sparve! 
Se gaio è Badoero, 

Chi ha fra gli ospiti suoi dritto al dolor? 

Enzo 

10 F ho più ch'altri. 

Alvise 
Tu ? ma tu chi sei ? 

Enzo 

(gettando la maschera) 

11 tuo proscritto io sono, Enzo Grimaldo, 
Prence di Santafior ! Patria ed amore 

Tu ni' hai rubato un dì... 
Or compi il tuo delitto ! 

Tutti 

Audacia ! 
La Cieca e Gioconda 

Orror ! 

Alvise 
Sul capo tuo rispondi, 
Barnaba, del codardo insultatori 

Coro 

D'un vampiro fatai - l'ala fredda passò 
E in teda funeral - ogni face mutò. 
Un sinistro baglior - le fronti illuminò, 
Più la gioia regnar - nella festa non può ! 



— 5i 



Enzo 

(fra sè) 

(O mia stella d'amor, - o mio Nume fedel, 
Se rapita a me sei, - ti raggiungo nel ciel !) 

Gioconda 

(fra sè) 

(Oh tortura crudel ! - inaudito martir ! 

Quanto ei l'ama ! è per lei - qui venuto a morir!) 

La Cièca 

(a Barnaba) 

O fatai delator, - se trafitto alcun fu, 
Riconosco la man, - l'assassino sei tu ! 

Barnaba 

(alla Cieca) 

Giuro al cielo, se ier - quella rea ti salvò, 

La vendetta oggimai - più sfuggirmi non può ! 

Enzo 

(fra sè) 

(Già ti vedo immota e smorta 
Tutta avvolta in bianco vel, 
Tu sei morta, tu sei morta, 
Angiol mio dolce e fedel ! 
Su di me piombi la scure, 
S'apra il baratro fatai, 
E mi guidili le torture 
All' imene celestiali 

Gioconda 

(Scorre il pianto a stilla a stilla 
Nel silenzio del dolor. 
Piangi, o turgida pupilla, 
Mentre sanguina il mio cor.) 

Barnaba 

(a Gioconda) 

Cedi alfin, della mia mano 
Vedi qui l'opra fatai. 
Mi paventa ! un genio arcano 
Mi trascina verso il mal. 



— 52 — 



Gioconda 

(■sottovoce, a Barnaba) 

Se lo salvi e adduci al lido, 
Laggiù presso al Redentor, 
Il mio corpo t'abbandono, 
O terribile cantor. 

Barnaba 

(come sopra, a Gioconda) 

Disperato è questo dono, 
Pur lo accetta il tuo cantor. 
Al destin spietato irrido, 
Pur d'averti sul mio cor. 

La Cieca 

(a Gioconda) 

Le tue lagrime, o Gioconda, 
Che non versi sul mio cor? 
Un amor non ti circonda 
Che sia pari a questo amor! 

Alvise 

(cupamente guardando Enzo) 

Nel fulgor di questa festa 

Mal venisti, o cavalier, 

Par che sia per te funesta 

L'allegria dei Badoer ! 

Ma già appresto a' tuoi sgomenti 

Nuova scena di terrori 

Tu saprai, se invan si attenti 

Del mio nome al puro onor ! 

Coro 

Tristi eventi! Audacie orrende! 
Spaventevole festin ! 
Come rapida discende 
La valanga del destin ! 

Alvise 

(avanzandosi in mezzo della scena , con atto di suprema dignità') 

Or tutti a me ! La donna che fu mia 
L'estremo oltraggio al nome mio recò ! 



53 



iva verso la cella funeraria ed alza le cortine. — Laura apparisce vestita di bianco, stesa 
sul suo letto di morte. La cella è rischiarata da molti doppieri i 

Miratela ! Son io che spenta 1' ho ! 

Enzo 

(si slancia, brandendo il pugnale, ma è trattenuto dalle guardie) 

Carnefice ! 

Gioconda, la Cieca 
Sventura ! 

Coro 

Orror ! orror! 

Gioconda corre verso Enzo che viene trascinato dalle guardie. Barnaba afferra per la 
mano la Cieca e, giovandosi della confusione, la spinge entro una porta segreta. Alvise 
resta immobile presso la cella funeraria, additando il cadavere di Laura. Gli invitati si 
atteggiano ad espressioni di raccapriccio, di sdegno e di pietà. — Quadro. — Cala la tela). 




ATTO QUARTO 



Il Canal Orfano. 

L'atrio di un palazzo diroccato nell' isola della Giitdecca. Nell'angolo di destra un paravento 
disteso, dietro il quale sta un letto. — Un gran portone di riva nel fondo da cui si 
vedrà la laguna e la piazzetta di San Marco illuminata a festa. — Una immagine della 
Madonna ed una croce appesa al muro. — Un tavolo, un canapè, sul tavolo una lucerna 
ed una lanterna accese, un' ampolla di veleno, un pugnale. — Sul canapè varii adorna- 
menti scenici di Gioconda. — A destra della scena una lunga e buia calle. 



SCENA PRIMA. 



Gioconda sola, cupamente assorta né > suoi pensieri. 

(intanto dal fondo della calle si avanzano due uomini che portano in braccio Laura avvolta 
in un mantello nero. Battono all' uscio. Gioconda si scuote e va ad aprire. Entrano . 

Gioconda 

ESSUN v' ha visto ? 

Primo Cantore 
Nessuno. 
Gioconda 

Sul letto 

La deponete. 

(Gioconda va al paravento. Laura è deposta sul letto; 

Cantore 

» Ad un'occulta riva 
» Sbarcati siani per evitar gl'incontri. 



- 55 - 



Gioconda 
» Sta ben. E quando fu sepolta ? 

Cantore 

» A vespro. 

Gioconda 

)) E quanto tempo giacque ? 

Cantore 

» In circa un'ora. 

Gioconda 
» Era vasto l'avel ? 

Cantore 
» Vasto. 
Gioconda 

I compagni 

Verranno questa notte ? 

Cantore 

Sì. 
Gioconda 

Ecco Toro 

Che vi promisi. 

Cantore 

Noi vogliam... gli amici 
Prestan opra da amici. 

Gioconda 

(mutando accento e supplicando) 

O pietosi, 

Per quell'amor che v' ha creati, un'altra 
Grazia vi chiedo. Nella scorsa notte 
Mi scompariva la mia cieca madre, 
Già disperata la cercai, ma invano. 
Deh ! scorrete le vie, le piazze, e l'orme 
Della mia vecchierella Iddio v' insegni. 



- 56 - 



Doman, se la trovate, a Canareggio 
V'aspetterò. Quest'antro di Giudecca 
Fra brev'ora abbandono. 

Cantori 

A noi t'affida. 

(Gioconda stringe ad essi la mano ; escono da dove sono entrati) 



SCENA II. 

Gioconda sola presso il tavolo guarda il pugnale, lo tocca, 
poi prende V ampolla del veleno. 



Suicidio !... in questi 
Fieri momenti 
Tu sol mi resti, 
Tu sol mi tenti. 
Ultima voce 
Del mio destin, 
Ultima croce 
Del mio cam min. 
E un dì leggiadre 
Volavan l'ore ; 
Smarrii la madre, 
Perdei l'amore, 
Vinsi l' infausta 
Gelosa febre ! 
Or piombo esausta 
Fra le tenebre !... 
Tocco alla mèta... 
Domando al ctel 
Di dormir queta 
Dentro l'avel. 

(guardando ancora l'ampolla) 

Ecco, il velen di Laura, a un'altra vittima 
Era serbato ! io lo berrò ! - Quand' esso 
Questa notte qui giunga, io non vedrò 
Il loro immenso amplesso ; 
Ma chi provvede alla lor fuga ? ah ! no ! 

fletta il veleno sul tavolo") 



— • 57 — 



No, tentator, lungi da me ! conforta, 

Anima mia, le tue divine posse ! 

Laura è là... là sul letto... viva,,, morta... 

Noi so... se spenta fosse! !! 

Io salvarla volea, mio Dio lo sai ! 

Pur, s'ella è spenta!?... un indistinto raggio 

Mi balena nel cor... vediam... coraggio. 

(prende la lan.crna, fa per avviarsi al letto e poi si pente*) 

No... no... giammai, giammai! 

No, non mi sfugga questo dubbio arcano! 

Ma s'ella vive? ebben... Laura è in mia mano... 

(biecamente) 

Siam soli - È notte - Nè persona alcuna 
Saper potrìa... profonda è la laguna... 

Una voce lontana sull'acqua 

Ehi! dalla gondola, 
Che nuove porti? 

Altra voce più lontana 

Nel Canal Orfano 
Ci son de' morti. 

Gioconda 

Orrore ! orrore ! ! orrore ! ! ! 
Sinistre voci ! illuminata a festa 
Splende Venezia nel lontano... in core 
Già si ridesta 
La mia tempesta 
Immane ! furibonda ! 
O amore ! amore ! ! 
Enzo ! pietà ! . .. 

(al culmine della disperazione si getta accanto al tavoloì 

SCENA III. 

Intanto si vedrà Enzo venir dalla calle, trova la /orla socchiusa, entra. 

Enzo 
Gioconda ! 
Gioconda 

Enzo !... sei tu ! 



- 58 - 



Enzo 

(cupamente) 

Dal carcere 
M' hai tratto ; e i miei legami 
Sciogliesti, e armato e libero 
Qui son. Da- me che brami ?... 

Gioconda 

(con accento d'esaltazione straziante) 

Da te che bramo ? ahi ! misera ! 
Ridarti il sol, la vita ! 
La libertà infinita ! 
La gioia e l'avvenir ! 
L'estatico sorriso, 
L'estatico sospir! 
L'amor... il paradiso!! 
(Gran Dio! fammi morir!) 

Enzo 

Donna ! col tuo delirio 
Tu irridi a un moribondo, 
Per me non ha più balsami 
L'amor, nè raggi il mondo. 
Addio... 

Gioconda 

Che fai ? 

Enzo 
Non chiedere. 

Gioconda 

^afferrandolo) 

Resta... M'ascolta. 

Enzo 

(svincolandosi) 

Cessa. 
Gioconda 
Tu vuoi morir per essa ! 



59 — 



Enzo 

Sì, sul suo santo avei 
Baciare anco una volta 
La povera sepolta. 

Gioconda 

(con possente ironia) 

Ebben, corri al tuo voto, 
Eroe mesto e fedel ! 
L'avel di Laura è vuoto ; 
Io 1' ho rapita ! 

Enzo 
O ciel ! 

{con un grido) 

No, menti, menti... 

Gioconda 

accennando alla croce appesa al muro) 

Giuro, 
Giuro su quella croce. 

Enzo 

No : la bestemmia atroce 
Tergi dal labbro impuro ! 
Di' che hai mentito ! 

Gioconda 

(con nerezza, poi supplichevole) 

Il vero 

Dissi! il furor.,, deh! frena! 

Enzo 

O furibonda jena 
Che frughi il cimitero ! 
O maledetta Eumenide, 
Gelosa della morte, 
Dimmi ove celi l'angelo 
Mio dalle guance smorte. 
Parla ! o in quest'ora lùgubre 
Convien che qui tu muoia... 
Vedi ! già brilla il fulmine 
Del mio pugnai... 

(sguainando il suo pugnale e afferrando Gioconda^ 



— 6o — 



Gioconda 
(Oh gioia ! 

M'uccide !) 

Enzo 

I tenebrori 
Del tuo mister saprò. 
Parla,., 

Gioconda 

No. 

Enzo 

Parla. 

Gioconda 
No. 

Enzo 

Ebben... infame... muori! 

(per ferirla) 



.SCENA IV. 

Laura , Gioconda , Enzo. 



Enzo ! 

Chi è là! 



Laura 

(dall'alcova) 

Enzo 



Gioconda 

(atterrita) 

Mio Dio! 
Laura 

i comparendo) 

Enzo ! amor mio ! 

Ah! il cor mi si ravviva... 

Respiro all'aura... 

(Enzo, immobile, trasognato) 

Enzo, vieni... sei tu, vieni... son viva! 



-u 6i — 



Enzo 

(slanciandosi, abbracciando Laura) 

Laura ! ciel ! non deliro ! Ah ! Laura ! Laura ! 

Gioconda 

(avviluppandosi la testa nel suo manto) 

(Nascondili, o tenebra !) 

Laura 

(guardando verso Gioconda) 

Ahimè ! quell'ombra 

È Alvise... fuggi... 

Enzo 

No, il terror disgombra. 
Laura 

(avvicinandosi riconosce Gioconda che si sarà scoperta) 

Sei tu ? ! costei salvò la vita a me. 

Enzo 

Fanciulla santa ! 

Ch' io mi ti prostri ai piè ! 

(Laura ed Enzo cadono in ginocchio davanti a Gioconda — Quadro) 



Voci lontane 



Ten va, serenata, 
Per l'aura serena, 
Ten va, cantilena, 
Per l'onda incantata. 
Udite le blande 
Canzoni vagar, 
Il remo ci scande 
Gli accordi sul mar. 
Il canto è la vita, 
Di sogni si pasce, 
Ai sogni c' invita, 
Nei sogni rinasce, 
D'un'anima ignota 
È l'eco fedel, 
L'estrema sua nota 
Si perde nel ciel. 



- 02 — 



Gioconda 

(con calma dolcissima) 

Questa canzone ti rammenti, o Laura? 
É la canzone della tua fortuna. 
Essa viene vèr noi. Attenti udite, 
Fratelli miei, quei rematori in salvo 
V'addurran questa notte. Per la fuga 
Tutto provvidi cautamente. « Alzate 
» Le vostre fronti, ch'io veda il sorriso 
» Ch' io vi creai. No, d'attristar Gioconda 
» Più non temete... amatevi... 
» Ho il cuore rassegnato. 
» Nessuno è qui colpevole, 
» So che l'amore è un fato ! 

Enzo e Laura 

(al colmo della commozione) 

Oh! benedetta! 

Gioconda 

(sempre con maggior fretta) 

Basta! il tempo fugge! 
La barca s'avvicina... i miei compagni 
Vi condurran prima dell'alba al lido 
Dei Tre Porti... « ed appena giunti a terra 
» Domanderete due corsieri e lesti. » 
Verso Aquileja drizzerete il volo, 
E di là poco lunge il suol d'Illiria 
Vi splenderà liberamente in viso. 

(a Laura) 

)> Tu per lenir il trepido viaggio 

» Gli narrerai la tua ventura. Addio... 

Ecco la barca... il mio mantel t'asconda. 

(si vede la barca dei cantori che s'arresta alla riva. Gioconda si toglie il mantelli 
di dosso e copre Laura ; poi scorge al collo di Laura il rosario) 

Che vedo là! Il rosario! oh sommo Dio! 

Così dicea la profezia profonda : 

A te questo rosario 

Che le preghiere aditila, 

Io te lo porgo, accettalo, 

Ti porterò fortuna. . . 



- 63 - 



E così sia! quest'ultimo 
Bacio che il pianto innonda 
V'abbiate in fronte, è il povero 
Bacio del labbro mio. 
Talor nei vostri memori 
Pensieri alla Gioconda 
Date un ricordo. Amatevi... 
Lieti vivete... Addio! 

Enzo e Laura 

Sulle tue mani l'anima 
Tutta stempriamo in pianto. 
No, mai su queste lagrime 
Non scenderà l'oblio. 
Ricorderem la vittima 
Del sacrificio santo. 
Ti benedican gli angeli. 
Addio... Gioconda. - Addio. 

(sull'ultimo verso Laura ed Enzo avranno già un piede sulla barca. — Quadro. — 
Partono. — Pausa). 

SCENA V. 

Gioconda sola, poi Barnaba nella calle. 
Gioconda 

(afferra l'ampolla del veleno) 

Ora posso morir. Tutto è compiuto. 

Ah no ! mia madre ! aiuto ! 

Aiuto, o santa Vergine ! 

Troppi dolori sovra un solo cuore ! 

Vo' ricercar mia madre!... Oh! mio terrore! 

incólta da un pensiero impr wisu) 

Il patto or mi rammento ! Ah ! la paura 

Di Barnaba m'agghiaccia! 

Qui riveder l'orribile sua faccia ! 

corre all'immagine della Madonna e si prostra) 

Vergine Santa, allontana il Demonio ! ! ! 



- 6 4 - 



Barnaba 

(viene dalla calle, sì ferma alla porta socchiusa e sta spiando) 

Il ciel s'oscura. 

(seompare la luna) 

Prega ! ed essa non sa qual testimonio 
Deli'orazion la guarda. 

Gioconda 

Vergine Santa, allontana il Demonio... 
Ebben, perchè son così affranta e tarda, 
La fuga è il mio riscatto! 

Barnaba 

(Ah ! vuol fuggir...) 

(mentre Gioconda fa per fuggire s' incontra con Barnaba che spalanca l'uscio ed entra 

SCENA ULTIMA. 

Gioconda e Barnaba. 

Barnaba 

(terribilmente) 

Così mantieni il patto ? 

Gioconda 

(prima atterrita, poi con coraggio supremo sino alla fine) 

Sì, il patto mantengo - lo abbiamo giurato, 
Gioconda non deve - quel giuro tradir. 
Che Iddio mi perdoni - l' immenso peccato 
Che sto per compir ! 

Barnaba 

(fra sh) 

Ebbrezza! delirio! Mio sogno supremo! 
Ti colgo e repente quest'arido cuor 
S' innonda di gioia ! già palpito e tremo 
Ai rai dell'amor ! 



_ 65 - 



; 



Gioconda 

(a Barnaba che fa per avvicinarsi) 

Raffrena il selvaggio delirio ! t'arresta. 
Vo' farmi più gaia, più fulgida ancor. 
Per te voglio ornare la bionda mia testa 
Di porpora e d'dr ! 

(va ad ornarsi) 

Con tutti gli orpelli sacrati alla scena 
Dei pazzi teatri coperta già son. 
Ascolta di questa sapiente sirena 

L'ardente canzon. 
T'arresta, che temi ? mantengo il mio detto, 
Non mento, non fuggo, tradirti non vo'. 
Volesti il mio corpo, dimon maledetto ? 

E il corpo ti do ! 

(si trafigge nel cuore col pugnale che avrà raccolto furtivamenre nelle vesti ador- 
nandosi e piomba a terra come fulminata) 

Barnaba 

Ah! ferma! irrisi'on !... ebben... or tu... 
M'odi... e muori dannata: 

curvandosi sul cadavere di Gioconda e gridandogli all'orecchio con voci furibonda) 

Ier tua madre m' ha offeso ! Io 1' ho affogata ! 
Non ode più ! ! 

(esce precipitosamente e scompare nelle tenebre della calle). 



(Cade la tela). 



LA GIOCONDA 



OPERA DI 



A. PONCHIELLI 



Edizione completa per Canto e Pianoforte. 



Preludio. 

ATTO PRIMO. 
La Bocca dei Leoni. 

Coro ò? Introduzione. 

Scena e Terzettino - Gioconda, la Cieca, 
Barnaba. S. C. Br. 

Recitativo • Coro della Regata e Som- 
mossa - Romanza - la Cieca. C. 

Scena e Duetto - Enzo e Barnaba. 
T. Br. 

Scena, Recitativo e Monologo - Bar- 
naba. Br. 

Finale L Coro, Furlana e Preghiera. 
ATTO SECONDO. 
Il Rosario. 

Marinaresca, Recitativo e Barcarola - 
Barnaba. Br. 

Recitativo, ripresa della Barcarola e Ro- 
manza - Enzo. T. 

Scena e Duetto Laura ed Enzo. MS. T. 



Scena e Romanza - Laura. MS. 
Duetto - Gioconda e Laura. S. MS. 
Scena e Duetto-Finale II - Gioconda ed 
Enzo. S. T. 

ATTO TERZO. 
Gà d'Oro. 

Scena ed Aria - Alvise. 8. 

Scena e Duetto - Laura ed Alvise. 

MS. B. 

Scena e Serenata - Gioconda , Laura , 

Alvise e Coro. S. MS. B. 
Scena, ingresso dei Cavalieri e Coro. 
Recitativo e Danza delle Ore. 
Scena e Pezzo concertato-Finale III. 

ATTO QUARTO. 
Il Canal Orfano. 

Preludio, Scena ed Aria - Gioconda. S. 

Dilettino, Scena e Terzetto - Gioconda, 
Laura, Enzo. S. MS. T. 

Scena e Duetto finale - Gioconda e Bar- 
naba S. Br. 



L'Opera suddetta per Pianoforte solo. 

Pezzi staccati per Canto e Pianoforte, e Pianoforte solo. 

Fantasie, Trascrizioni, ecc.,, per Pianoforte a due e quattro mani 
ed altri istrumenti. 



ffc^* Prezzo del Libretto, netti Fr. i.